Sii forte: le emozioni sotto la dura corazza

Come descritto nell'articolo sui messaggi che abbiamo ricevuto nella nostra infanzia, le SPINTE sono messaggi particolarmente forti dati in primis dai nostri genitori e dai vari adulti che si sono presi cura del bambino. Tali messaggi riflettono spesso le paure e le ansie degli adulti pertanto spingono il bambino a fare o non fare determinate cose.

La paura dei genitori alla base del messaggio Sii forte è legata alle debolezze e alle fragilità viste come pericolo da evitare. La cosa più importante è trattenersi e non mostrare le proprie emozioni agli altri.
Ciò che la persona si da il permesso di mostrare è una sorta di invulnerabilità, come se nulla potesse scalfire la corazza. La forza qui non va letta né come forza fisica né come forza d’animo ma come una necessità di nascondere sensazioni ed emozioni legate a debolezze, fragilità e bisogno.

È possibile che all'interno della famiglia i bisogni e le richieste del bambino fossero viste solo come capricci, la richiesta di vicinanza come una dipendenza appiccicosa, le coccole come smancerie. Il bambino impara quindi a mandar giù, a trattenersi, non chiedere, non dipendere, a fare da sé.
Alcune frasi che possono sollecitare la spinta Sii forte:
- Lasciamolo piangere, poi si stancherà
- Smettila di fare il bambino
- Ma quale incubo, torna a letto che non è niente
- Fai da solo, è ora che impari a cavartela da solo
- È inutile piangere

Questi genitori non vogliono bambini che fanno storie, piangono, o mostrano debolezze, hanno bisogno della loro forza per non avere dubbi sulla propria e per essere sicuri che da grandi se la sapranno cavare.

Attenzione però: chiudere il proprio mondo emotivo non è sinonimo di sicurezza bensì di distanza dagli altri. Può diventare freddezza, indifferenza, superficialità.
Verranno instaurate relazioni basate sul Fare ma nulla di più. D’altro canto non entra volentieri in intimità perché questo vuol dire aprirsi emotivamente all'altro con in rischio di sentirsi vulnerabile.

L’atteggiamento e la comunicazione

È possibile notare la presenza del Sii forte nel modo di comunicare, ad esempio utilizzando la terza persona e talvolta di insultano ad alta voce per aver fatto qualcosa che non va. Poco espressivi, difesi, danno un’immagine di sé tutta d’un pezzo.

Fatica a prendersi la responsabilità per le sue emozioni la quale si evince da frasi del tipo
“tu mi fai arrabbiare”
“il libro mi annoia”
“tu mi hai costretto a reagire”
“La città porta le persone alla violenza”
Usa parole di distanziamento quali uno, tu, la gente, questo, parlando di sé.
Uno deve tenersi per sé le sue emozioni (“io devo tenere per me le emozioni”).

Il tono di voce è di solito basso e monotono, il corpo mostra poca gestualità e chiusura.

Le parole più usate sono
- Non mi importa
- Mi è del tutto indifferente
- La vita è fatta così
- Non abbiamo scelta

Cosa ha bisogno di imparare il “forte”?

- La prima cosa da fare è darsi il permesso di mostrare le proprie emozioni;
- La seconda riguarda purtroppo la rabbia verso chi doveva stare vicino e non l’ha fatto, per chi ha richiesto così tanta forza ad un bambino piccolo. Erano i “grandi” a non saper stare vicino, a non sapere come comportarsi con le emozioni pure di un bambino e a non sapere come rispondere ai suoi bisogni.

Nuovi permessi

La persona che sente di avere questa spinta troverà grande beneficio riflettendo sul fatto che provare delle emozioni significa essere persone, che essere sensibili non equivale ad essere fragili, essere in difficoltà non vuol dire essere incapaci.

Bibliografia
“Analisi transazionale” Stewart, Joines
“Il piacere di lavorare” Piccinino
“Guida all’analisi transazionale” Genain, Lerond

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