Il temperamento determina il nostro destino?

temperamento bimbi

Il temperamento ha un ruolo importante, ma non decisivo sulla nostra personalità.

Credo abbia sentito spesso anche tu frasi del tipo “Sono fatto così, non posso cambiare”, oppure in senso ancora più negativo “Sono fatto male, sono nato sbagliato” intendendo che un aspetto del proprio carattere sia immodificabile.

Ma è davvero così?

Il nostro carattere è davvero geneticamente determinato fin dalla nascita?

Inizio facendo un po’ di chiarezza sui termini. Si parla di TEMPERAMENTO riferendosi a modi di reagire agli stimoli ambientali presenti fin dalla nascita e perciò determinati dal DNA.

Mentre la PERSONALITA’ fa riferimento ai modi di pensare, sentire e agire costruiti durante l’infanzia e l’adolescenza attraverso le molteplici esperienze e relazioni. Possiamo dire che la personalità, in qualche misura, cerca di unire le disposizioni temperamentali del bambino con le esperienze che ha vissuto.

In altri termini, il temperamento non lo si può modificare (lo si può imparare a gestire), mentre la personalità è possibile in parte modificarla attraverso la psicoterapia oppure attraverso eventi ed esperienze particolarmente forti, sia positive che negative.

Esempi di temperamento

La classica suddivisione temperamentale viene fatta tra estroversi ed introversi.

Il professor Kagan nel 1989 diede avvio ad un’ importante ricerca volta a comprendere le basi biologiche che differenziano le persone introverse da quelle estroverse. Convocò 500 neonati che sottopose ad esperienze nuove per loro: rumori di palloncini che scoppiano, voci registrate,  oggetti vivaci danzanti davanti a loro, annusare batuffoli di ovatta imbevuti con una sostanza decisamente poco profumata. È chiaro che voleva testare le reazioni di questi bambini attraverso i cinque sensi e analizzarle matematicamente.

Cosa è emerso?

Il 20% dei bambini si agitò e si mise a strillare di euforia o pianto, agitando braccia e gambe. Questo gruppo venne chiamato “ad alta reattività”. Il 40% rimase tranquillo senza mostrare particolari reazioni e venne chiamato “a bassa reattività”. Il rimanente 40% tenne un comportamento intermedio.

L’ipotesi di Kagan si rivelò esatta: sarebbero stati i bambini più reattivi ad avere la maggiore probabilità di trasformarsi in adolescenti silenziosi ed introversi. La ricerca proseguì fino all’età adulta di questi bambini e i risultati furono straordinariamente sorprendenti.

L’alta reattività durante l’infanzia era data da una maggiore sensibilità di questi bambini, per cui si attivavano anche di fronte ad una medio-bassa stimolazione. Viceversa, per attivare un bambino con futura tendenza all’estroversione, era necessario utilizzare maggiori stimoli o aumentarne l’intensità.

Studi successivi hanno approfondito  le basi neurologiche di ciò. Nel nostro cervello, l’area deputata alle reazioni emotive ed ambientali prende il nome di amigdala. Pare che più l’amigdala di un bambino è reattiva, più sarà alto il battito cardiaco, dilatate le pupille, tese le corde vocali. Questo perciò non è controllabile o modificabile.

I bambini introversi ed estroversi

Secondo varie teorie, chi eredita certi tratti tende a ricercare esperienze di vita che confermino quelle caratteristiche. Perciò, ad esempio, i bambini meno reattivi (i futuri estroversi) seguono il rischio fin dall’infanzia, si arrampicano sugli alberi con più facilità e meno paura, si avvicinano alle nuove situazioni con minore disagio.  Viceversa i bambini introversi hanno maggiore probabilità di diventare scrittori, scienziati o pensatori perché la loro avversione alle novità li spinge a trascorrere il tempo in ambienti familiari e silenziosi. Questo è il motivo per cui alcuni studenti si concentrano nello studio ascoltando musica mentre altri hanno bisogno di stare chiusi nella propria stanza in silenzio.

Il professor Kagan ci tiene a sottolineare che, al di là dell’aspetto genetico, ci sono anche fattori ambientali ed un certo tipo di educazione che possono produrre una personalità introversa, con o senza un sistema nervoso “reattivo”.

Qual è il ruolo della nostra volontà quindi?

Ciò che il lavoro di Kagan e ricercatori successivi ci portano a concludere è che possiamo incidere sulla nostra personalità ma solo fino ad un certo punto; siamo comunque influenzati dal temperamento innato a prescindere dal tipo di vita che conduciamo. Eppure, vari studi hanno evidenziato che possediamo una certa elasticità. Disponiamo del libero arbitrio e possiamo usarlo per dare forma alla nostra personalità.

Ciò che trovo importante è che una persona introversa non deve sentirsi sbagliata o diversa solo perché si sente più a suo agio in ambienti familiari, con poche persone e nella tranquillità. Il cambiamento qui non può essere rivolto a divenire una persona estroversa o l’anima delle feste. Il cambiamento avverrà nel momento in cui la persona impara ad accettarsi e a crearsi una quotidianità basata sulle proprie caratteristiche. Lo stesso vale per gli estroversi. In un mondo come questo sono maggiormente accettati dagli altri ma capita a volte che provino vergogna nel divertirsi o nell’essere dei leader carismatici. La risposta è sempre: sii te stesso, non qualcun altro, e trova l’ambiente lavorativo e relazionale che potenzi le tue inclinazioni!

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A presto!

1 commento

  1. […] Come segnalato nel titolo, essere introversi non è una malattia ma un modo di essere! Si nasce introversi o estroversi e vi sono ricerche in cui emerge che è possibile prevedere se la persona sarà estroversa o introversa già in bambini di 2-3 mesi di vita (Kagan,1989). Non è perciò un aspetto che possiamo cambiare, come il colore degli occhi o della pelle, ed essendo una caratteristica del temperamento porta con sé capacità, risorse e “poteri” che è bene conoscere ed incentivare. Alcuni si chiedono se il temperamento determina chi saremo da adulti e in questo articolo ho cercato di condensare alcune riflessioni -> Il temperamento determina il nostro destino?) […]

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