“Sii perfetto”: la spinta alla perfezione

Come descritto nell'articolo sui messaggi che abbiamo ricevuto nella nostra infanzia, le SPINTE sono messaggi particolarmente forti dati in primis dai nostri genitori e dai vari adulti che si sono presi cura del bambino. Tali messaggi riflettono spesso le paure e le ansie degli adulti pertanto spingono il bambino a fare o non fare determinate cose.

Nella spinta Sii perfetto le paure dei genitori sono legate al non essere capaci: se le cose verranno fatte in modo approssimativo oppure farò un errore, se sarò indulgente con me stesso non verrò accettato, gli altri (mamma e papà) non saranno contenti di me. È probabile che riceveremo messaggi di critica o anche solo uno sguardo di biasimo ogni volta che commetteremo un errore.  Il genitore non è per primo indulgente con sé stesso e si autocritica pertanto non sa tollerare gli errori altrui e si sa, i bambini tendono a farne molti per loro natura.

I perfezionisti hanno grandi qualità: sono meticolosi, efficienti, precisi e affidabili. Eppure si sentono perennemente insoddisfatti. L’insoddisfazione è data dal fatto che ciò che vanno cercando non è tanto un rinforzo al loro essere “bravi”, quanto una accettazione, un affetto e una comprensione al loro sé più profondo, in altre parole l’amore incondizionato.  

La spinta Sii perfetto emerge in tutto il suo dolore nel momento in cui la persona commette un errore che viene notato anche dagli altri: come è stato possibile? Come potrà fare ora a sentirsi ok? E questo capita o capiterà proprio perché la perfezione è un traguardo, si sa, irraggiungibile.

L’atteggiamento e la comunicazione

È possibile notare la presenza del Sii perfetto dalla comunicazione verbale e non verbale della persona, ad esempio l’uso di parentesi mentre si parla (“sono qui oggi, come ti avevo già detto, per parlare di…”, “oggi, se fosse possibile, vorrei parlare di…”), l’uso di avverbi che non aggiungono molto al succo della frase come certamente, ovviamente, probabilmente, possibilmente, completamente ecc. Altro aspetto tipico è la lista (“gli argomenti di cui vorrei parlare sono 1. ….2…. e 3….”)

  • I gesti sono decisi, determinati a volte nervosi. Il discorso è pontificante, ricercato, costruito con parole inusuali. Tutto questo è volto a raccogliere riconoscimenti e apprezzamenti dagli altri.

Cosa ha bisogno di imparare il perfezionista?

  • La prima cosa è imparare a concedersi il permesso di essere se stesso, di accettarsi in quanto essere umano fallibile. Ci sarà da abituarsi a lasciar correre un po’ sia per sé che per gli altri (soprattutto se ha dei figli) e comprendere che le altre persone oggi non richiedono poi così tanta perfezione.
  • La seconda cosa si tratta di comprendere come mai i suoi genitori lo volevano così: che senso aveva per loro il fatto di avere un figlio “perfetto”? E’ importante dare significato al passato e comprendere che i genitori che hanno inviato tale messaggio erano spaventati, in ansia e in qualche misura volevano iper-proteggere il figlio.
  • Terza cosa: il recupero del piacere. Per il perfezionista il problema non è avere successo, cosa per lui consueta, ma poterne godere.

Nuovi permessi

La persona che sente di avere questa spinta troverà grande beneficio dandosi nuovi permessi che tengano conto della sua umanità e unicità, quali il permesso

  • Di sbagliare
  • Di essere se stesso
  • Di godere di quello che si fa e di gioire di ciò che ottiene
  • Di essere spensierato
  • Di mostrarsi incerto e in difficoltà quando capita.

Bibliografia

“Analisi transazionale” Stewart, Joines

“Il piacere di lavorare” Piccinino

“Guida all’analisi transazionale” Genain, Lerond