Sbrigati: “non ho tempo”

Come descritto nell’articolo sui messaggi che abbiamo ricevuto nella nostra infanzia, le SPINTE sono messaggi particolarmente forti dati in primis dai nostri genitori e dai vari adulti che si sono presi cura del bambino. Tali messaggi riflettono spesso le paure e le ansie degli adulti pertanto spingono il bambino a fare o non fare determinate cose.

Perché mai in una famiglia di ripete ad un bambino di fare di fretta, di sbrigarsi? La risposta è semplice perché non si ha tempo per lui! I motivi possono essere i più disparati: bisogna correre per portare il bambino dai nonni o al nido per poter andare a lavorare, magari ci sono anche altri figli da badare, lo stress o perché si fatica a tollerare il fatto che i bambini per natura hanno bisogno di prendersi del tempo per fare le cose, tempo che l’adulto spesso non ha.
Il genitore che manda la spinta Sbrigati non ha tempo per lui e il bambino deve sbrigarsi …a crescere in fretta. Il bambino è proprio così che la vive.


I messaggi relativi a questa spinta saranno relativi a fare in fretta i compiti, a vestirsi, a stare in bagno, a non pensarci troppo, a non perdere troppo tempo a fare le cose ma il significato più profondo spesso risuona nella persona come “non ho tempo per te, non sei la mia priorità”, “fai presto che ho altro da fare nella vita”. E’ probabile che il genitore non pensi davvero queste cose (a volte però purtroppo è così) resta il fatto che un bambino piccolo è così che le vive.

Il bambino impara quindi che se si vuole essere almeno accettati è necessario mostrarsi competenti e veloci, non fermarsi, non pensare troppo, prendere le decisioni di impulso. Altra cosa importante è sgusciare via da ogni situazione che potrebbe rivelarlo e “metterlo a nudo”.

Da adulti queste persone sono costantemente di corsa, provano ansia per voler essere dappertutto, sono irrequieti, distanti dalle persone con molte conoscenze ma nessun vero amico. Non si può appartenere a nessuno e a niente, è troppo pericoloso. A lavoro difficilmente si farà vedere o spiccherà per creatività e originalità. Saprà un po’ di tutto, avrà tanti interessi per non essere colto in flagrante se fallisce, se qualcosa non va avrà varie altre possibili strade da percorrere.
Il vero problema è che nella nostra società una persona così viene premiata e rinforza il suo messaggio che per essere Ok è necessario non fermarsi.

L’atteggiamento e la comunicazione

È possibile notare la presenza del Compiaci nel modo di comunicare.
Userà spesso parole come presto, forza, andiamo, non ho tempo, muoviti, devo fare di corsa; spesso la velocità di eloquio è elevata poiché ha bisogno di dire tutto in poco tempo. Le frasi vengono lasciate in sospeso. Tra i gesti troviamo il tamburellare con le dita, agita piedi e gambe, guarda spesso l’orologio.

Potrebbe causare frustrazione nell’interlocutore a causa della difficoltà a seguire il suo discorso che pare essere troppo confuso, veloce e potrebbe mancare di profondità (mancando il tempo la persona fatica ad approfondire ciò che afferma).

Cosa ha bisogno di imparare lo “sbrigativo”?

Ci sarà necessità di recuperare il tempo dello stare senza fare. Per queste persone sedersi e conversare in modo tranquillo di sé è molto difficoltoso ma necessario per uscire dalla spinta. Dovrà rivivere il piacere della vicinanza, il gusto di un incontro vero e autentico, senza la paura di un incombente abbandono. Ha bisogno di un affetto stabile, solido che gli permetta di fidarsi. Allora e solo allora si fermerà a sentire, a pensare, a esprimere se stesso con calma e profondità.

Nuovi permessi

- Posso prendermi il mio tempo
- Posso rilassarmi
- Posso sentire e provare emozioni
- Posso stare in contatto coi miei pensieri
- Posso fermarmi

 

Bibliografia
“Analisi transazionale” Stewart, Joines
"Il piacere di lavorare" Piccinino
“Guida all’analisi transazionale” Genain, Lerond

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