Perché capita di avere delle ricadute dopo una psicoterapia?

ricaduta

Uno dei timori più diffusi e delle delusioni che le persone provano dopo o durante una terapia è avere delle ricadute dopo aver fatto dei passi avanti.

L’idea è che infatti la psicoterapia, e quindi il cambiamento, avvengano in modo lineare ma non è così. La mente umana è una delle macchine più complesse che esista in natura e non è possibile “riprogrammarla” affinchè non abbia più dei momenti di stasi, di dolore, di ansia o di stress.

Cosa accade durante le sedute?

Durante i colloqui, paziente e terapeuta lavorano insieme in base all’approccio di quest’ultimo per aiutare la persona a risolvere il suo problema. Possono lavorare su dei sintomi specifici come quelli riportati dal disturbo da attacco di panico, oppure su una relazione sentimentale complicata, sulla gestione di un figlio adolescente ecc. Qualsiasi sia il problema che la persona porta  durante la seduta si lavora per raggiungere maggiore consapevolezza e per imparare nuove strategie per relazionarsi con pensieri ed emozioni. Tutto questo avviene in modo circolare, non lineare.

Cosa significa? Significa che  anche tra una seduta e l’altra la persona potrebbe incappare in un blocco, non riuscire a mettere in pratica ciò che aveva deciso in seduta ecc. Ne risulta spesso un senso di abbattimento e sconfitta “Ecco, lo sapevo,  non ce la faccio, non posso migliorare”.

C’è una buona notizia

La buona notizia è che tutto ciò è normale e fa parte del processo di terapia. Spesso mi è capitato nella seduta successiva di vedere vergogna nel volto del paziente mentre mi diceva “non ci sono riuscito, non ce l’ho fatta” ed è diventato materiale per la nuova seduta. In psicoterapia non esistono fallimenti, esistono solo spunti per imparare a conoscersi meglio.

- Come mai ho incontrato questo blocco?

- L’ho già vissuto altre volte nella mia vita?

- Cosa mi spaventa?

- Come posso superarlo?

Tutte domande a cui trovare risposta nel colloquio col terapeuta.

Anche dopo mesi o anni dalla fine della terapia, dopo che la persona ha ripreso in mano la sua vita, possono ricomparire gli stessi segnali o sintomi. Come mai accade? Vediamo due casi.

I momenti di stress

Anche se abbiamo superato degli ostacoli in passato, questo ci è costato fatica soprattutto se abbiamo modificato parti della nostra personalità (essere più flessibili, più aperti agli altri, più empatici ecc.)

Se stiamo passando momenti di forte stress come un matrimonio, un lutto, un problema al lavoro, l’arrivo di un bambino in famiglia o la quarantena ecco che allora è possibile che alcuni aspetti del passato facciano nuovamente capolino.

Chiariamo però un aspetto fondamentale: è solamente un momento di passaggio! Tutte le abilità apprese in terapia, le consapevolezze su se stessi e le nuove strategie non sono scomparse, non sono affatto state dimenticate. Potrebbe essere utile richiedere l’aiuto del terapeuta per una o due sedute per riprenderle in mano e affrontare il momento di stress.

Potrebbe anche essere che sia emerso un nuovo blocco che ha somiglianze simili a quello precedente ma se ne discosta per qualche aspetto.

Ritorno a strategie precedenti disfunzionali

Ciò che mantiene soprattutto i problemi d’ansia è il continuo evitamento della situazione temuta. Se ho paura delle critiche potrei evitare le situazioni sociali; se ho paura che mi ritorni un attacco di panico, eviterò supermercati, cinema. Questo, però, conduce ad una spirale negativa che ha come conseguenza l’aumento dell’ansia stessa con molti correlati: senso di inadeguatezza, vergogna, senso di colpa, paura di non essere sani mentalmente ecc. .

Attraverso la terapia si impara, pian piano, a non lottare più contro l’ansia e pertanto i sintomi si placano o spariscono. È necessario, però, continuare con questo processo di “non evitamento” anche dopo la fine delle sedute altrimenti l’intensità dell’ansia ritornerà ad essere alta.

Questo fenomeno prende il nome di recupero spontaneo.  È come se il nostro cervello non dimenticasse che una situazione o un oggetto era stato, per qualche tempo della nostra vita, pericoloso. Cosa fare quindi? È molto importante continuare ad esporsi alla situazione che temiamo (Palagi E., “Superare gli attacchi di panico”).

Spero con questo articolo di aver risposto ad una delle domande che sento più spesso in terapia, lasciami un commento se vuoi farmi sapere la tua esperienza e ci vediamo al prossimo articolo!

2 commenti

  1. Se l’ansia è molto forte è impossibile continuare ad esporsi. Diventa una tortura. Alla fine si ricade. Purtroppo non c’è una cura definitiva mi pare di capire. Si dovrà combattere tutta la vita contro l’ansia.

    1. psicologiaquotidiana dice: Rispondi

      Dipende dall’intensità dell’ansia: ogni caso è sè e va affrontato in modo diverso dagli altri. Il punto è che l’ansia più la si combatte e ci si lotta contro, più aumenta. Le consiglio la lettura di questi due libri che ho trovato molto utili e che consiglio spesso “La rana bollita” di Marina Innorta e “La trappola della felicità” di Russ Harris (può trovare entrambi tra le risorse Libri e Cinema del sito)

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