La sensibilità è una risorsa, non un limite

Ieri sera si è svolta la seconda serata dedicata alla psicologia organizzata nel comune di Varmo. Uno dei temi che ho deciso di portare è stato l’ipersensibilità. O meglio: il mio obiettivo era quello di aiutare i presenti in sala a cogliere come l’essere sensibili, da molti visto come un limite, sia in realtà una risorsa importante. Cercherò di riassumere qui i punti essenziali.

Chi è la persona ipersensibile?

La persona ipersensibile è semplicemente una persona che riesce a percepire molti più stimoli rispetto ad altri. È come se possedesse una parabola che le permette di captare molti più segnali. Quali stimoli in particolare coglie maggiormente?

  • Stimoli provenienti dall’esterno. Alcuni colgono odori e sapori che altre persone faticano a sentire, oppure hanno bisogno degli occhiali da sole anche se il cielo è nuvoloso perché altrimenti i loro occhi rischiano di lacrimare. Tutto ciò ha a che fare con gli organi di senso i quali sembrano possedere un’antenna amplificatrice.
  • Stimoli corporei. Le tensioni, i dolori, le più leggere modificazioni del corpo vengono percepite in modo amplificato
  • Stimoli emotivi. Anche il mondo emotivo viene percepito in modo amplificato per cui è possibile commuoversi per qualcosa che succede ad altri oppure sentirsi molto entusiasti e felici per avvenimenti che per altre persone sembrano marginali.

Perché molti pensano che la sensibilità sia un limite?

Le persone ipersensibili sono spesso figli di genitori ipersensibili i quali però, a volte, non tollerano volentieri questa loro caratteristica. Il figlio potrebbe essere perciò criticato, preso in giro o giudicato per le sue reazioni e ciò che imparerà è che essere sensibili equivale ad essere deboli. Chi mai vorrebbe mostrarsi debole agli altri? Tutti noi desideriamo sentirci forti e sicuri.

A questo punto l’ipersensibile potrebbe iniziare a compiacere gli altri pur di sentirsi parte del gruppo e nascondere la sua vera natura sensibile.

Altra cosa che potrebbe iniziare a fare è allontanare le sensazioni corporee perché vissute come intense e quindi percepite come una zavorra.

Pensiamo anche all’attivazione corporea conseguente ad un’emozione: ad esempio, quando ci arrabbiamo il nostro corpo si attiva a livello della testa, del tronco, delle braccia e delle mani. Queste sensazioni ci inviano un messaggio relativo appunto al fatto che ci stiamo innervosendo per qualche motivo. Un bambino ipersensibile proverà queste sensazioni in modo più intenso e se non viene aiutato a comprendere ciò che gli sta accadendo inizierà a distanziarsi dal suo corpo imparando a “non sentire più”.

Consigli utili

Le persone ipersensibili che giudicano questo loro aspetto come negativo hanno bisogno di riprendere confidenza con questa caratteristica e imparare a vederla come una risorsa. Consigliatissimo qualsiasi percorso sull’autostima e in aggiunta segnalo come utili:

  • Meditazione
  • Training autogeno
  • Tutte le discipline orientali (yoga, judo, karatè ecc.) poiché affiancano all’allenamento fisico un allenamento legato alla presenza mentale
  • Arti creative (disegno, modellare materiali, fotografia) poiché stimolano la creatività e la spontaneità.
  • Lavori e percorsi in piccolo gruppo (posto qui alcuni esempi di gruppi che abbiamo attivato nella nostra zona: gruppo sull'autostima, gruppo sull'ansia sociale)

Il 13 marzo partirà la terza edizione del gruppo dedicato alle persone ipersensibili e con ansia sociale. Se sei interessato clicca qui.

 

 

Se ti sei ritrovato in queste descrizioni e desideri approfondire, ti consiglio il libro di Rolf Sellin “Le persone sensibili hanno una marcia in più” che ho recensito qui

Ti lascio il link qui a fianco se desideri acquistarlo

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1 commento

  1. […] Alle soglie della primavera partirà la terza edizione del gruppo in cui verrà inserito anche l’importante tema dell’ipersensibilità. (per un approfondimento ti rimando all’ultimo articolo pubblicato qui sul blog -> articolo ipersensibilità) […]

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