Compiaci: “evita il conflitto e cerca di piacere a tutti i costi”

Come descritto nell’articolo sui messaggi che abbiamo ricevuto nella nostra infanzia, le SPINTE sono messaggi particolarmente forti dati in primis dai nostri genitori e dai vari adulti che si sono presi cura del bambino. Tali messaggi riflettono spesso le paure e le ansie degli adulti pertanto spingono il bambino a fare o non fare determinate cose.

Questo messaggio poggia le sue radici nella paura di uno o entrambi i genitori del conflitto. Mostrare disaccordo, arrabbiarsi, non pensarla allo stesso modo, fare scelte diverse diventa qualcosa di proibito. Vi è il timore che essere in disaccordo porti ad una separazione, un abbandono e ciò è intollerabile per il genitore.

È una persistente e sotterranea sensazione di pericolo per un legame vissuto come fragile e che si teme venga interrotto da un momento all’altro. In effetti il rischio è di una dedizione eccessiva un po’ appiccicosa (più spesso delle madri) che tende a frenare l’autonomia e l’indipendenza, vissute sempre come un pericoloso distacco, una mancanza d’amore o di riconoscenza.

Così sono vietati i musi, le ostilità, le diversità di opinioni, le discussioni, le gare e le sfide. Che poi chi ci perde ci rimane male.

Il bambino non può esercitarsi a pensare con la propria testa, deve seguire le orme tracciate amorevolmente per lui. Si comporterà da bravo bambino in modo adattato e sottomesso.

Chi ha la spinta Compici è sempre molto attento a non urtare la suscettibilità altrui, a non contraddire, cerca di limitarsi, frenarsi nelle espressioni emotive (soprattutto la rabbia). Difficilmente dice NO ad una richiesta e si adegua alle cose che gli vengono proposte.

Il compiacente ha imparato che non può fidarsi totalmente del prossimo; sa che non può permettersi di essere se stesso e di manifestarsi apertamente. Si mimetizza, si rende lontano, sgusciante, tanto che non si sa mai cosa pensi veramente. D’altronde se parlasse, se dicesse la sua vivrebbe una forte angoscia dettata dalla paura di perdere l’appartenenza alla famiglia o al gruppo. Non resta che farsi ben volere e non staccarsi mai. E dire sempre sì.

L’atteggiamento e la comunicazione

È possibile notare la presenza del Compiaci nel modo di comunicare. Dovendo piacere a tutti i costi agli altri noteremo sorrisi, atteggiamenti di apertura e calore verso gli altri. La testa è spesso inclinata e lo sguardo manifesta grande attenzione.

Tra i gesti più frequenti vi sono cenni della testa in segno di assenso e approvazione, sguardo brillante e compassionevole, sorriso accattivante. Il discorso avrà spesso la forma interrogativa lasciando il potere all’altro (“dimmi tu, come preferisci?” “davvero?” “ah, si?” ecc).

Evita accuratamente di esprimere giudizi e opinioni, perciò a livello lavorativo potrebbe risultare passiva e alla ricerca di qualcuno che si assuma le responsabilità e gli dica cosa fare.

Il rischio è di diventare vittima di ingiustizie o abusi in quanto l’interlocutore può accorgersi che manca il coraggio di affermarsi, dire no ad un favore e contraddire.

Cosa ha bisogno di imparare il “compiacente”?

  • Per prima cosa avrà bisogno di comprendere che il suo pensiero esiste ed è importante. Se durante l’infanzia è stato utile per vivere ed adattarsi alla famiglia rinunciarvi, oggi c’è bisogno di vedere che questa minaccia non c’è più. Alle altre persone interessa ciò che pensa e sente.
  • Altro punto importante è comprendere che esprimere il proprio disaccordo non equivale a minacciare una separazione. Ci si può arrabbiare per qualcosa o non essere d’accordo e continuare ad essere amici, colleghi o partner.
  • Una cosa che Piccinino nel suo libro suggerisce è, se possibile, andare a trovare i genitori da adulti e notare quanto erano bisognosi di un bambino docile e condiscendente. Con la sua compiacenza quel bambino ha protetto il genitore da una sua paura.

Nuovi permessi

  • Posso essere me stesso
  • Posso pensare con la mia testa
  • Posso esprimere il mio pensiero anche se è in contrasto con quello altrui
  • La rabbia non è una cattiva emozione, posso imparare ad esprimerla
  • Se mi mostro per ciò che sono, gli altri mi accetteranno lo stesso.

 

Bibliografia

“Analisi transazionale” Stewart, Joines

“Il piacere di lavorare” Piccinino

“Guida all’analisi transazionale” Genain, Lerond

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