Che cosa significa essere intelligenti? Come posso stimolare l’intelligenza?

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Spesso vedo in studio persone e ragazzi che non si ritengono intelligenti solo perché non andavano o non vanno bene a scuola, come se i voti scolastici fossero l’unico metro di giudizio per definire l’intelligenza di una persona. Ma è davvero questa l’intelligenza?

Il Quoziente Intellettivo

Ai primi del Novecento Francis Galton fu il primo ad interessarsi alle origine dell’intelletto umano e fu poi Alfred Binet  a progettare i primi test di ciò che venne chiamato Quoziente Intellettivo.

Ad oggi qualsiasi valutazione neuropsichiatrica prevede l’utilizzo di questi test volti a definire attraverso un numero, il livello di intelligenza di un bambino o un adulto. In molti, anche giustamente, rifiutano però di avere un indicatore “taglia unica” come verdetto definitivo sulle qualità del proprio cervello.

Molte critiche sono state mosse a questo concetto di QI (che pur rimane importante in fase di diagnosi) tanto da spingere vari ricercatori a comprendere da cosa sia davvero composta l’intelligenza umana.

Le 7 intelligenze di Gardner

Lo psicologo Howard Gardner pubblicò nel 1993 la sua teoria sulle intelligenze multiple, dove spiega che l’intelligenza non è un costrutto fisso ma contiene ben 7 abilità diverse al proprio interno, ciascuna presente in modo diverso nelle diverse persone.

Esisterebbero perciò:

- Intelligenza logico matematica

- Intelligenza linguistica

- Intelligenza corporea

- Intelligenza spaziale

- Intelligenza sociale (o interpersonale)

- Intelligenza musicale

- Intelligenza introspettiva (o intrapersonale)

La scuola valuterebbe solamente le prime due! Un atleta olimpico possiede un’alta intelligenza corporea, un direttore d’orchestra una forte intelligenza musicale, una persona che sa leggere i propri stati emotivi e sa orientarsi nelle difficoltà della vita possiede una buona intelligenza introspettiva.

Ognuno di noi, secondo  Gardner, le possiede tutte anche se in misura diversa.

Nuove ricerche

Secondo il neuro-scienziato John Medina (di cui ti consiglio il libro “Naturalmente intelligenti” se hai dei bambini o sei in dolce attesa!) molti altri ingredienti bollono in pentola nell’intelligenza umana.  Vediamoli:

- Desiderio di esplorare

- Autocontrollo

- Creatività

- Comunicazione verbale

- Interpretazione della comunicazione non verbale (movimenti, espressioni del volto e gesti altrui).

Bambini che mostravano alti livelli di questi cinque elementi hanno poi rivelato non solo buoni rendimenti scolastici ma un alto grado di successo lavorativo e sociale nel futuro.

Desiderio di esplorare:

I bambini sono naturalmente predisposti all’esplorazione dell’ambiente circostante e lo fanno fin da piccolissimi mettendo in bocca tutto ciò che trovano! Esplorare significa anche chiedere sempre “e se…?” “perché non…?”

Impedire ai bambini l’esplorazione e negar loro di uscire dalla zona di comfort con costanti “No qui…No li…Non fare questo…Non fare quello” inibisce il loro desiderio di esplorazione.

ATTENZIONE! Questo non significa che non vadano messi dei limiti e delle regole. In questo momento mi appello anche al buon senso di ciascun genitore!

Autocontrollo

Ebbene sì, la capacità di saper tollerare man mano la frustrazione e posticipare la gratificazione aiuta moltissimo il bambino ad acquisire un sano autocontrollo.

Anche il rispecchiamento emotivo da parte del genitore è di grande aiuto. Un esempio:

Il piccolo Nicolò è appena caduto  e sta piangendo. La mamma lo soccorre, gli chiede dove gli fa male e gli da un bacino, abbracciandolo.

Un esempio di fallito rispecchiamento emotivo è:

Il piccolo Nicolò è appena caduto  e sta piangendo. La mamma infastidita gli dice “ma tirati su che non ti sei fatto niente!”.

Non è importante se Nicolò si è fatto male o meno in questo caso, il punto è imparare a sintonizzarsi con l’emozione del piccolo. Possiamo presumere che si sia spaventato per la caduta. Rispondendo seccata la mamma è come se dicesse “la tua paura è inutile e non dovrebbe esserci”.

In questo modo Nicolò faticherà ad imparare a regolare le proprie emozioni e anche il suo autocontrollo da grande sarà scarso.

Creatività

Questo elemento è di facile comprensione. Puoi dire che Picasso o Monet non fossero persone molto intelligenti? Certo che lo erano! Ma qui “creatività” non si intende solo come forma d’arte ma è la capacità di creare associazioni di idee o di oggetti in modo del tutto nuovo ed originale. In questo senso Einstein, Steave Jobs  e Walt Disney erano delle persone geniali.

La comunicazione verbale

Non è tanto importante il mese preciso in cui il bambino impara a parlare. Spesso si creano tra mamme delle sciocche competizioni che non discuterò qui.

L’importante è che il genitore parli molto al bambino fin dalle prime fasi di vita. Non importa quale sia l’argomento, può fare anche la cronaca del cambio del pannolino, ma è fondamentale che il piccolo ascolti tante parole.

Una postilla su questo punto: NO A TV, SMARTPHONE E TABLET PRIMA DEI 2 ANNI! Giocate con i vostri bambini e parlate con loro. Sentire la voce del genitore con tutto il linguaggio non verbale che ne segue non equivale a sentire Masha e Orso in Tv!

La comunicazione non verbale

L’essere umano è un animale sociale fin dai suoi albori. Abbiamo assoluto bisogno di saper leggere le espressioni facciali dei nostri simili per poter interpretare le loro emozioni e sapere come agire.

Ecco perché i bambini hanno bisogno di stare assieme alle persone in carne ed ossa anziché davanti ad uno schermo. Hanno bisogno di interazioni vere e umane per imparare a decodificare le emozioni!

 

Ricapitolando quindi, secondo John Medina tanto più sappiamo sviluppare nei nostri figli (e in noi da grandi!) desiderio di esplorazione, autocontrollo, creatività e comunicazione verbale  e non verbale, più alleneremo quel muscolo chiamato intelligenza. Perché sì, l’intelligenza non ci appartiene solo geneticamente dalla nascita, ma in buona parte può essere allenata.

Buon allenamento!

2 commenti

  1. Poni sempre delle domande. Chiedere e mettere costantemente in discussione il mondo che ci circonda acuisce la nostra intelligenza. Non c’e niente di sbagliato nel non conoscere il come o il perche! Tutti noi abbiamo qualcosa che non sappiamo. Sviluppando la buona abitudine di porre delle domande quando non conosciamo qualcosa, diventeremo progressivamente sempre piu intelligenti.

    1. psicologiaquotidiana dice: Rispondi

      Grazie per il commento, mi trovi molto d’accordo su questo

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