Blue Whale e fenomeni devianti nei giovani

Ieri sera ho avuto modo di partecipare a una serata a Udine tenuta da Marco Maggi e Daniele Fedeli, entrambi esperti di bullismo e fenomeni devianti nella fascia adolescenziale. Il tema della serata era “Blue Whale e selfie estremi” e lo scopo era quello di fornire informazioni sicure, corroborate da dati, rispetto a questo fenomeno che tanto ha spaventato i genitori nell’ultimo mese.

L’allarme è partito il 14 maggio da un servizio delle Iene in cui si mostravano adolescenti che si gettavano dal tetto dei palazzi più alti per suicidarsi, atto finale di questo “gioco” della balena blu. Al di là dell’allarmismo attivato da questo servizio (in cui peraltro diversi video non erano originali, ammissione fatta anche dalle Iene in un secondo momento) ciò che è importante sottolineare sono le cause che scatenano questi fenomeni, tema centrale della serata.

Ma partiamo facendo chiarezza. Cos’è Blue Whale? E’ un gioco horror in cui il ragazzo o la ragazza manifesta la volontà di giocare mediante ad esempio un hashtag contattando un curatore. Questa persona invierà quindi al giocatore  50 sfide da superare che consistono ad esempio nello svegliarsi alle 4.20 della mattina per guardare video horror o ascoltare musica psichedelica inviata dal curatore, procurarsi dei tagli, non parlare con nessuno per uno o più giorni fino all’atto finale, in cui viene chiesto al ragazzo di raggiungere il tetto dell’edificio più alto e buttarsi.

Questo fenomeno è nato per opera di uno studente di psicologia (ora agli arresti) in Russia, paese che ha visto centinaia di suicidi causati da Blue Whale.

C’è da dire però che in Italia la Polizia Postale non ha trovato casi anche se sono stati fatti diversi controlli. Il rischio ora è solo quello dell’emulazione. Ragazzi e ragazze che desiderino giocare perché tanto se ne sta parlando o che si improvvisano curatori. Questo in Italia è il vero rischio.

Altro dato da tenere a mente è che la Russia detiene da parecchi anni oramai uno dei primati per il tasso di suicidi in età giovanile. Il fenomeno “Blue Whale” è quindi purtroppo solo uno dei tanti modi o delle tante macabre “mode” con cui gli adolescenti russi rinunciano alla vita.

Ci sono invece dei fenomeni in Italia molto più pericolosi ma che non allarmano genitori o insegnanti.

Strano. Un esempio? Il 15% degli adolescenti in Italia compie atti di autolesionismo (dato fornito dalle ricerche della Società Italiana Pediatria). Da un altro dato statistico emerge come circa 2000 ragazzi solo a Udine abbiano praticato lesioni o tagli sul proprio corpo. Eppure non c’è un allarme sociale. Stessa cosa vale per l’alcolismo, laddove bere a 15 anni fino a raggiungere il coma etilico viene visto da parecchi adulti come una “ragazzata”. Credo sia il caso di fare delle riflessioni.

Altri fenomeni citati dai due relatori sono i numerosi blog e community su internet Pro Ana, che spiegano come diventare la perfetta anoressica e raggiungere così la felicità o, ancora, blog che esemplificano e offrono spiegazioni su come togliersi la vita, portando anche statistiche di efficacia in base ai diversi metodi. Per non parlare poi del fenomeno dei selfie estremi definito Daredevil Selfie, che ha portato centinaia di morti in tutto il mondo (anche tra gli adulti) pur di immortalare il proprio coraggio estremo e condividerlo in rete. Il Blue Whale è quindi solo uno dei modi per dar forma a un profondo disagio adolescenziale.

Come mai queste comunità devianti sono così attraenti?

  1. Perché all’interno della community i ragazzi condividono un obiettivo, sentono di avere tutti la stessa meta. Parlano lo stesso linguaggio, condividono una filosofia;
  2. Possono trovare persone pronte a rispondere al loro bisogno di condivisione;
  3. Creano legami forti;
  4. Trovano un forte senso di identità gruppale (viene spesso utilizzato il “noi” all’interno di questi blog “Ce la faremo”, “Se starai con noi ti aiuteremo a essere felice” ecc.)

In modo del tutto negativo e deviante questi blog, giochi, community e gruppi rispondono a dei reali bisogni dei ragazzi che a volte non trovano soddisfazione in altri modi nella realtà e dagli adulti che li circondano.

Quali sono questi bisogni?

  • Ricerca di senso. Chiediamoci seriamente: quanta gioia, speranza, curiosità, positività e voglia di vita trasmettiamo ai figli/studenti/ragazzi? Se gli adulti sono i primi ad essere lamentosi, depressi, polemici, sfiduciati come possono gli adolescenti trovare degli esempi sani?
  • Ricerca di sensazioni. I bambini spesso si annoiano e con questo? E’ nella noia che sviluppano la fantasia, si danno obiettivi e li raggiungono. Se a 6 anni fanno ciò che noi adulti di oggi facevamo a 11, tutto viene velocizzato, non c’è più spazio per la crescita lenta. Se a 11 anni hanno già tutto è chiaro che vorranno spingersi sempre oltre per cercare sensazioni forti.
  • Senso di appartenenza: uno dei bisogni centrali dell’essere umano, ancor più forte in adolescenza. C’è il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di una comunità e se nella realtà ciò non viene soddisfatto ecco che la rete offre modi più o meno sani per dare voce a queste emozioni.
  • Sfida e ricerca di autostima: una delle realtà degli adolescenti di ogni epoca è la sfida. “Tu mi dici che non lo posso fare? E io ti frego facendoti vedere che invece posso!”. Così facendo il ragazzo comprende il senso del limite e del rischio, ma il limite da qualche parte deve poterlo sentire dagli adulti. La morte non può essere l’unico modo.

Mi sento di concludere questo articolo con le stesse riflessioni fatte al termine ieri sera da Maggi, aggiungendo qualche mio pensiero. Noi ci occupiamo dei ragazzi solo quando c’è allarmismo o un fenomeno come quello Blue Whale e vi posso assicurare che l’auditorium della Valussi ieri sera era pieno.

Appassionatevi alla vita dei vostri figli, incuriositevi ogni giorno non solo alle loro paure e non prestate loro attenzione solo quando stanno male. Siate adulti e responsabili. Non siate migliori amici dei vostri figli, non è questo il vostro ruolo. Essere genitori è il lavoro più difficile del mondo e c’è necessità di costante informazione e formazione. Leggete, partecipate a serate o corsi, parlate tra genitori e cercate di ascoltarli e passate del tempo con loro. Uno dei maggiori rimpianti delle persone anziane spesso è “avrei voluto passare più tempo con…”, perciò quando possibile, spegnete la TV, tenete la casa un po’ meno perfettamente, accettate un lavoro in meno, staccate lo sguardo dagli schermi degli smartphone e parlate parlate parlate. Fate attività insieme, una pizza fuori, un film, un gioco assieme, una passeggiata. Davanti alla Play Station non imparano molte cose costruttive, con un pomeriggio assieme a voi invece sì.

Voglio sottolineare infine che è necessario un cambio culturale: essere genitori di un adolescente è complesso, frustrante e difficile? Certo, è vero! Ma non diamo tutto per scontato, non conoscono tutto, non sono consapevoli dei reali rischi del mondo reale e virtuale e il genitore deve essere provvisto delle informazioni necessarie in modo da poterlo aiutare nella crescita.  

Se desideri approfondire gli argomenti della rete e del cyberbullismo ti segnalo qui di seguito i libri scritti dai due relatori della serata.

Per ulteriori articoli sui temi dell’adolescenza, scrivi qui a lato nello spazio “cerca” la parola adolescenza e uscirà del materiale che puoi trovare utile.

Il bambino digitale di Daniele Fedeli

“Contrastare il bullismo, il cyberbullismo e i pericoli della rete” di Marco Maggi

1 commento

  1. Deg dice: Rispondi

    Bell’articolo. Molti spunti interessanti. Brava!

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