Adolescenti aggressivi

Quando si pensa all’aggressività dell’adolescente ci vengono in mente scene di ribellione e di violenza, dando all’aggressività un significato esclusivamente negativo, ma è importante ricordare che l’aggressività fa parte delle componenti affettive dell’uomo. L’aggressività fin dalla nascita fornisce l’energia e la forza per crescere. Ad esempio, il neonato quando ha fame urla e, a poco a poco, impara ad aspettare con fiducia l’arrivo del cibo perché sa che la mamma arriverà. Questa attesa fiduciosa lo allena ad accettare le prime frustrazioni e impara che protestare sempre e fin da subito può non essere una buona mossa. Impara così che gli “conviene” privilegiare comportamenti più pacifici (sorriso, vocalizzo) per ottenere una più grande soddisfazione (la mamma è più contenta e quindi più disponibile).

Cool looking hooligan in a graffiti painted gateway

Cosa accade dunque all’aggressività?  Il bambino impara ad adattare i propri impulsi aggressivi al contesto, ad inibirli, a trasformarli, a spostarli su altri oggetti (gioco, fantasie) e a proiettarli (su supereroi, mostri delle fiabe, dei film).

C’è da chiedersi come mai un bambino che fino agli 11 anni era stato equilibrato può, quasi improvvisamente, manifestare comportamenti imprevedibili. Può apparire avido ed esigente, insaziabile anche nei confronti del cibo, trascurato nella pulizia e nell’abbigliamento, prepotente fino alla crudeltà nei confronti dei più deboli, con attività masturbatorie più intense, atti distruttivi, piccoli furti compiuti per lo più in compagnia di altri. All’interno della famiglia appare egoista, litigioso o isolato, provocatorio. A scuola può avere un calo di interesse per gli argomenti di studio, fatica a concentrarsi e a sottomettersi alle regole scolastiche.

Questi comportamenti sono, per il ragazzo stesso, fonte di conflitti. Una prevalenza di esperienze di dispiacere legate a insuccessi, rifiuti, fallimenti possono provocare la paura di non venire accettato, di non poter essere amato e stimato e questi sentimenti possono sfociare, nell’adolescenza, in proteste aggressive che segnalano la rabbia e la vergogna nel vedersi incapace di conquistare la stima e l’amore. Egli ora non dipende più solo dai genitori e dagli insegnanti; sono ora diventati molto più importanti anche i segni di accettazione e di rifiuto da parte dei coetanei.

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Il potere dei genitori prima era basato sull’attaccamento emotivo del bambino, bisognoso della loro protezione, ma ora, cresciuto, cerca di liberarsi da questi vecchi legami e cerca di affermare la propria individualità, anche se non ha ancora la capacità per utilizzare autonomamente i valori e i modelli che ha ricevuto dalla famiglia, ma anzi, per sentirsi più autonomo, deve combatterli, perciò si appoggia a modelli forniti da eroi estranei, da compagni più grandi, da ideologie.dipende più solo dai genitori e dagli insegnanti; sono ora diventati molto più importanti anche i segni di accettazione e di rifiuto da parte dei coetanei.

Che l’adolescente continui ad aver bisogno di una guida sicura su cui appoggiarsi ce lo dimostra la sua adesione a gruppi, ad associazioni, ad ideologie che impongono serie discipline, regole a volte rigide e rispetto delle gerarchie. Secondo la teoria psicoanalitica gli impulsi aggressivi e di natura sessuale devono trovare un equilibrio, integrarsi per dar vita alla personalità adulta. D’altra parte se queste non si manifestassero per nulla, dovremmo interpretare questo come una difficoltà a “crescere”.

Tuttavia se vogliamo ben comprendere il significato dei comportamenti aggressivi dell’adolescente, dobbiamo guardare a come l’aggressività si sia strutturata a partire dall‘infanzia, perché è in quel periodo che si pongono le basi per lo sviluppo futuro.

Crescendo il bambino può cercare le gratificazioni in modo imperioso, ma è anche inevitabile che l’ambiente esterno, la stessa madre e soprattutto il padre (figura autorevole, molto importante) pongano restrizioni in base a limiti posti dalla stessa realtà (evitare i capricci2pericoli per il bambino e per gli altri, salvaguardare il rispetto della proprietà e il rispetto dei principi educativi dettati da convenienze sociali comuni). Già quando il bambino è piccolo si manifestano i primi scontri: il bambino vuole con aggressività soddisfare i suoi bisogni, i suoi desideri e la stessa madre e il padre lo contrastano. Il bambino normalmente (2/3 anni) risponde dapprima con atti di disubbidienza, con scoppi di collera, con capricci. Con ciò mostra la capacità di lottare per affermarsi, e questo è positivo. Ma poi accetta le regole, rinuncia al suo piacere per mantenere l’amore e la stima dei suoi genitori.

Tutto dipende da quale realtà viene presentata al bambino come più adeguata fonte di benessere e di sicurezza. Ci sono famiglie dove esistono regole in contrasto con le leggi sociali: è bene rubare, essere violenti, eludere le leggi. E i ragazzi non possono che adeguarsi a queste regole perché si identificano con il modo di leggere la realtà dei loro genitori. Gli ideali sociali, le qualità ammirate dei genitori, si trasferiscono all’interno del bambino.

Queste esperienze infantili saranno dei modelli interni, come dei poli d’attrazione capaci di imporre anche rinunce e sforzi per aggiornare alla nuova realtà gli ideali infantili e per crearsene di nuovi, secondo le esigenze attuali.

E’ questo il sacrificio che ogni adolescente deve fare, ed è comprensibile che sia necessario un certo faticoso cammino di prove e di errori! Gli ideali dati dai genitori si uniranno con quelli derivanti da amici, insegnanti e qualunque altro personaggio ammirato. È per questo che diventa così importante la scelta del gruppo e dell’ambiente frequentato dall’adolescente.

E durante questo cammino la presenza dei genitori è importantissima, non per criticare, giudicare ma per sostenere, incoraggiare i progressi, comprendere le difficoltà, dare fiducia (dire “io ci sono, so che ce la farai“).

Ogni adolescente ha in mente chi/cosa vuole diventare o che tipo di persona vuole essere e l’insuccesso nella realizzazione di questo può provocare delusione, diminuzione adolesc2dell’autostima e vergogna. Gli adolescenti nel corso del loro cammino sperimentano spesso questo sentimento: si vergognano dei loro insuccessi, della perdita di stima, della fatica nel diventare autonomi. Ricordiamoci che la paura suscitata dal giudizio degli altri per il ragazzo è vissuta come terribile e censurerà tutto ciò che lo possa far deridere e apparire sciocco, ridicolo. Cioè allontanerà la paura di essere umiliato. E nell’adolescenza lo spettatore disapprovante è più spesso il gruppo dei coetanei piuttosto che i genitori (ecco perché per i ragazzi è così importante aderire alle “mode” del gruppo anche contro i genitori es. piercing).

RIASSUMENDO

L’adolescente ha quindi da affrontare un grave compito: deve rinunciare agli ideali infantili, fonte di benessere e sicurezza, e trovare dei compromessi che gli offrano ugualmente piacere e gratificazioni, ma tenendo conto di una realtà più ampia, che comprenda anche la società dei coetanei, da conciliare con quella degli adulti (genitori, insegnanti) che gli impone rinunce, responsabilità e soprattutto delle prestazioni che a volte possono apparire irraggiungibili.

L’aggressività è fortemente influenzata dall’ambiente e quando si esprime con particolare violenza è spesso la conseguenza di una frustrazione, di un dolore. E’ una risposta che esprime il desiderio di superare il dolore. Ma che non sia distruttiva è garantito dall’integrazione che questa pulsione aggressiva ha con il desiderio di mantenere integra anche la relazione buona con gli altri. Questa esperienza di relazione positiva con gli altri deve però esserci prima stata durante l’infanzia.

Ciò che è di fondamentale importanza per i genitori e gli educatori è cercare di comprendere il motivo del disagio e ricercarne la causa, prima d’intervenire con la punizione e il rimprovero.

Spesso la violenza dell’adolescente è solo un mezzo provocatorio per chiedere aiuto.

A cura della dott.ssa Eleonora Rinaldi – psicologa

 

Tratto da “L’aggressività nell’adolescenza” di Patricia Grimaldi, Rivista del Servizio di sostegno pedagogico della Scuola media, no. 17, marzo 1999, pag. 43-52

 

1 commento

  1. nadia dice: Rispondi

    buongiorno, credo che al giorno d’oggi più che mai, i ragazzi sono tartassati
    da commenti negativi sul loro comportamento.
    Secondo me in primis mi metto come genitore, abbiamo colpa delle scelte
    che facciamo. A volte hanno troppo di tutto. E nonostante ci sia molta più
    tecnologia, rispetto a molti anni fa, si fa fatica a trovarsi anche tra adulti,
    per prendere semplicemente un caffè. Si stanno perdendo molte cose
    semplici, ed essenziali. Inoltre i professori di scuola, svolgono a volte questo
    ruolo così delicato, solo per prendere uno stipendio. Vivere è davvero faticoso,
    ma anche perché si fa più in fretta a fare di un’erba un fascio.
    Cioè detta in parole povere, chi ha il dovere di formare questi ragazzi, gli stessi
    preti, non stanno più con i nostri ragazzi, ma hanno poco tempo.
    I ragazzi hanno bisogno di essere seguiti ed indirizzati da persone amorevoli.
    Cordiali saluti.Nadia Corti.

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